Il Riff del Lunedì: Phoenix – Rome

Ebbene sì, guardando il nome verrebbe da dire: una band americana
della città dell’Arizona….invece….ebbene sì, a sto giro mi tocca scrivere
degli amati/odiati cugini d’oltralpe. I Phoenix sono Francesi, di Chesnay
che dista 500 metri da Versailles proprio appena fuori Parigi.
Primi anni ’90 in una Parigi che ribolle e sforna in poco meno di 5
anni gente come Mano Negra, Daft Punk e AIR. Hai detto niente…..gente
che Rivoluziona, prende la musica per la giacchetta e la tira, la plasma e ne fa propria
l’essenza: sperimentazione si chiama, e dalla sperimentazione sono sempre nate
cose bellissime.
E’ in questo spicchio di storia che nascono i Phoenix, anche se riescono a sfornare il
primo CD solo nel 2000, hanno il DNA intriso di quell’urgenza di comunicare che in quegli anni in Europa veniva rappresentata proprio dai ragazzi dei sobborghi parigini.
Comunicazione che, contrariamente a tutti, avviene in lingua Inglese e non in Francese, quando proprio in quel periodo tutta la musica proveniente da oltre confine era in
lingua madre.
La strada tra Parigi e Versailles è dritta, attraversa i sobborghi della capitale tra tunnel
e luci che hanno un proprio ritmo fatto di cemento e degrado, proprio questo ritmo i Phoenix hanno messo nella loro musica dopo 4 anni passati in un garage a studiarne il suono che volevano.
Il gruppo risponde alla mancanza di riferimenti e certezze degli anni 2000, dove li mondo è sempre connesso e raggiungibile ma la distanza tra le persone si accuisce,
non con rabbia ma con straniamento ed elegante strafottenza.
Siamo al limite tra dance, rock, pop e psichedelia in cui il tutto si mischia ad una graffiante lucidità nel momento in cui il frontman Thomas Mars sussurra nel microfono:
“Static silhouette somehow
Single in his bed someday
Quiet til he fall fall falls”
Siamo soli, solo nostre foto scattate in qualche parte del mondo, ferme immobili
a testimoniare che stiamo sbagliando tutto.
Un’estate di vacanza a Roma, un amore tormentato e la lucida convinzione
di dover vivere comunque il momento:
“Rome Rome Rome Rome
Focus looking forward the coliseum
Oh no what did I say
What can I say
Rome Rome many tears have fallen here
I’ll be driving you look the other way”
La lirica è veramente bella, il paragone tra la caduta dell’impero
Romano e la fine della relazione è forte, fortissima.
Tutto il testo è tenuto su di peso dalla melodia decisa e graffiante, con tratti
agrodolci, che dipinge perfettamente una vista di Roma al tramonto, malinconica
e trafitta dalla fine che si è ormai consumata.
Chapeau. Il riff di chitarra in apertura è da applausi spellamani! Se possibile ascoltate
questa canzone di sera, distesi su un prato con il naso all’insù a guardare le stelle…
Quindi stamattina, anche se è Martedì e non Lunedì, avvicinatevi al bancone
con eleganza, e rivolti al barista: “Bonjour Monsieur, un café s’il vous plaît.
Et Voilà! Se tutto va bene però anzichè un espresso vi verrà servito un bel caffè lungo
lungo dentro un tazzone enorme come solo i cuginastri francesi sanno fare… quindi
occhio!
Stay Strong! Al prossimo Lunedì!

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Il Riff del Lunedì: Nathaniel Rateliff & The Night Sweats – I Need Never Get Old

Oggi tenetevi stretti! Ma mooolto stretti! Allacciatevi tutte le cinture che avete…
Questo signore dal barbone folto e dalla faccia buffa arriva dal Missuori, in mezzo alla
campagna americana dove batte il cuore forte e genuino degli States.
Il Nostro nasce in quelle comunità rurali dove la tradizione del Folk, del Soul e del R&B si sente dall’aria che si respira, poi teenager si trasferisce un po’ più a Ovest a Denver, Colorado, come missionario per la chiesa locale e lì, nella terra delle montagne rocciose, inizia il suo viaggio.
Insomma sacro e profano si mischiano, la musica è quella dei grandi padri che hanno
fatto grande l’america: da Sam Cooke a Wilson Picket fino a Otis Redding e la spinta
la da la band, The Night Sweats, che va avanti come un carroarmato, inarrestabile
nel suo ritmo poderoso e coinvolgente: se rimanete fermi senza ballare qualche
problema l’avete sicuro.
Passione, sudore, ritmo ma sopratutto ENERGIA, quella che oggi manca a molti
gruppi emergenti, questa la ricetta della nostra band che suona come una magnifica
ensemble di percussioni, fiati, strumenti a corda, a sostenere una delle voci più ruvide,
calde, profonde affacciatesi nel panorama musicale degli ultimi anni.
Ma sopratutto questi signori possiedono tanta sana ironia e voglia di divertirsi, senza
prendersi troppo sul serio…. il gioco è fatto: nel Giugno del 2015 per la Stax Records, storica etichetta anni 50 che ha prodotto i capolavori dei più grandi artisti del tempo per quanto riguarda Soul e R&B, esce il disco omonimo ” Nathaniel Rateliff & The Night Sweats”. Ascoltatelo, fidatevi, è un signor disco.
Il protagonista del nostro pezzo è in macchina sopra una drittissima highway che
attraversa gli sconfinati territori d’oltreoceano, ha il braccio fuori dal finestrino e
l’aria che gli scompiglia i capelli e ricorda….ricorda con ironia un amore finito, di cui
sa già che dovrà mettersi il cuore in pace pensando che in fondo è giovane dentro e
non ha bisogno di lagnarsi o di sentirsi vecchio perchè ha ancora tanta vita davanti
e quello che è stato è già passato:
“I needed to try
I needed to fall
I needed your love I’m burning away
I need never get old”
Descrizione perfetta di tutte le parole che si spendono a vuoto in un amore
un po’ travagliato:
“Taking our time
Ah just standing in the rain
Meaning what you said ah and mean it to me
All of these lies
Oh and never again
Come on and say it now, say it’s a game”
Preniditi pure il tuo tempo, mentre io aspetto sotto la pioggia, per capire cosa hai
detto…che poi lo spieghi anche a me eh… Dimmi che è un gioco, perchè non può essere altro dopo tutto questo.
Grida e canta scanzonato ad alta voce il nostro eroe, cercando di non prendere troppo
sul serio il passato, e ci riesce veramente bene.
Il video è uno spasso, il pezzo non fi farà star seduti nemmeno per un secondo. Giù il cappello del cowboy e su i tacchi per questi signori dell’america profonda che hanno
saputo prendere il passato, frullarlo e farne una miscela esplosiva e divertente.
Li ho visti dal vivo come gruppo spalla di Mumford&Sons a Milano: colpo di fulmine, è stato amore a prima vista e si ballava come matti….live sono ancora meglio!!
Entrate nel solito bar col sorriso stampato in faccia, il piede che batte sotto il bancone
e chiedete al barista un bel caffè con panna e cioccolata sopra, che la vita è già
abbastanza loffia (bolognesismo…) e non c’è bisogno di essere anche tristi.
Stay Rithm&Blues!!

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Il Riff del Lunedì: Catfish and the Bottlemen – Homesick

Oggi andiamo in Galles, dove sui pennoni delle mura dei castelli
di Cardiff sventola fiera la bandiera con il drago alato sputafuoco rosso.
Lo stato del Regno Unito che conserva l’eredità degli antichi Celti,
dove le colline si tuffano in mare dalle falesie a picco e dove le tradizioni sono
il caposaldo della vita di tutti i giorni ma anche dove la musica cova sotto il cielo
grigio e piovoso per la maggior parte dei suoi giorni, scoprendo le stelle che portano i sogni di 4 giovanissimi ragazzi.
A scompigliare questo quadretto idilliaco ci pensa un signorino di nome Van Mccann
che nasce nell’outback australiano ma presto ritorna in Galles, paese di origine dei genitori, per fondare, a Llandudno (che solo a dirlo la lingua si rifiuta….), la band che più
di ogni altra ha segnato l’ultimo decennio della musica di queste terre che guardano l’Irlanda.
Venuto dal nulla, sfrontato, sfacciato, irriverente, aggressivo, in una parola: Rock; il frontman raggruppa tutte le doti necessarie a sfondare il muro dell’anonimato a suon
di spallate….e ci sta riuscendo.
Il gruppo nasce voce e chitarra suonando nel bed&brakfast di proprietà dei genitori del chitarrista Billy Bibby e poi si evolve acquisendo basso e batteria. Ma lo strano nome della band da dove arriva?? Presto detto: il primo ricordo del nostro leader legato alla musica risale a quando ancora era in Australia, i primi anni della sua vita, ed è il nome di un busker che suonava bottiglie di vino usandole come percussioni in un porto Australiano e si faceva chiamare Catfish the Bottleman (il Catfish era dovuto alla barba a punta del nostro suonatore di strada che lo faceva assimigliare ad un pescegatto)…incontro fatale: da lì il nome Catfish and the bottleman!
I nostri baldi giovani, parlando di influenze, attingono al lato oscuro delle reclute
musicali di Sua Maestà ovvero Strokes, Artic Monkeys e quel gran volpone di Johnny Marr ex chitarra degli Smiths.
E allora partiamo per il giro di giostra che inizia con un bel giro a due chitarra-voce a cui
si aggiunge lieve la battuta del rullante sul ferro…e fin qui direte voi…Beh son tranquilli.
Ecco, manco il tempo per pensarlo che esplode la furia: Furore delle percussioni e 1 Gigawatt sputato fuori dagli ampli….voce roca, tesa, mai normale che vomita nel
microfono la frustrazione di un mancato perdono: come io vado in tour e tu
non capisci che pernso solo a te e che mi manchi?
Gelosia, bugie, ripicca, passioni contrastanti e scontro…sta tutto in questi 2 minuti e 33.
“I got misled, mistook, discard
Anything that I said
See I’m not the type to call you up drunk
But I’ve got some lies to tell”
Il nostro ammette l’errore ma subito attacca:
“She hates her work but loves to flirt
It’s a shame, she don’t work with me
She gets uptight, don’t like when I’m­gone
But she won’t let on to me
Il loop in cui finiscono i 2 amanti non si spezza: lei odia il suo lavoro
ma le piace flirtare con i colleghi, poi però non le piace il nostro eroe è in giro per il mondo (in tour).
Per arrivare al ritornello in cui
She said, “You never got that from me.”
She said, “You never got that from me.”
She said, “You never got that from me.”
Oh, but I said, “You got that look from me.”
L’uno accusa l’altra, ma chi avrà ragione alla fine? la ragione non esiste in amore,
se la si cerca l’amore finisce….e infatti così è andata per i nostri innamorati.
Beh comunque intanto lui ha buttato giù un gran bel pezzo!
Godiamocelo!
Stay Strong!!…&Rock!

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Il Riff del Lunedì: Caitlin Canty – Get Up

Dalle terre fredde del Vermont, al confine con il Canada, un ragazzetta con nel sangue
la musica del sud scende gli States fino a Nashville, capitale di quel Country che
è considerata dai più la vera musica tradizionale a stelle e striscie.
E dove se non proprio in questa città, dove ha sede la più importante industria di produzione di chitarre: Gibson? E dove se non nella patria degli stati confederati
dove sventolava alta la bandiera di battaglia con la X blu piena di stelle bianche e lo sfondo rosso sangue? E dove se non nella città dove ha sede la Country Music Hall of Fame? E dove se non nella città riconosciuta universalmente come Città della Musica?
Si perchè qui parliamo di profondo Country, di tradizione, di stivaloni di pelle bicolore
e dalla punta metallica; parliamo di cieli che non finiscono mai e di strade dritte che per trovare una curva devi fare 200 Km, parliamo di musica che racconta delle miserie e delle vittorie degli americani, quelli veri, quelli che in america ci stanno davvero, nel mezzo.
Qui la musica si fa sopratutto con la chitarra acustica, le spazzole sul rullante, la Pedal Steel Guitar, e il basso che spesso e volentieri è un contrabbasso. Qui la musica si fa scrivendo i testi di proprio pugno. Qui da tutto il mondo ci vengono ad imparare a scrivere le canzoni: Songwriting.
Voce che sembra scesa come un tornado dal cielo e che contiene tutte le tonalità
della tempesta: dal cupo minacciare prima del suo arrivo, alla forza dirompente durante il suo passaggio fino allo schiarire del cielo azzurro dopo la sua dipartita:
negli USA l’hanno definita una “voce disinvoltamente devastante”. Amen.
Ed eccola qui alle prese con il pezzo folk scritto per il suo secondo album in studio, in cui su melodia battagliera, come nell’attacco stile canto indiano, appoggia il country più
profondo e con la sua voce illumina e scalda questa bella ballata tesa e mai banale.
Caitlin che scrive questa canzone imbracciando una 1930s Recording King Guitar: la regina delle chitarre Country. Tradizionale come il tacchino il giorno del ringraziamento.
L’urgenza, le descrizioni dettagliate delle situazioni, la verità diretta ed esplicita,
ci portano dentro il magico mondo della canzone cantautorale fatta bene.
Waking up shivering on summer’s hottest night
Salt crusted sweat dries dust deep in white lines
Dreaming that you’ll find it in the nick of time”
Chiudete gli occhi e immergetevi in questa storia ammaliante e affascinante:
è un gran bel viaggio,
Il West e la strada impregnano il pezzo come la luce in una foto sovraesposta:
“Get up get up get up
No time to rest or run for cover
Get up get up get up
Before the road pulls you under”
Alzati e corri, vai per la tua strada, guardati indietro solo per guardare gli errori da non ripetere, ascolta il cuore per andare avanti:
“Climbing up switchbacks

Walking through tall grass the color of matches
On summer’s hottest night
Charred bark and dusty ash
Burned out two years back
Dreaming that you’ll find it in the nick of time”
Tre minuti e mezzo per il viaggio di una vita tra braci, strade polverose, tempeste, fotografie bruciate, e “non c’è più tempo per riposare o per correre ai ripari”.
Stamattina quando entrate nel solito bar sarete solo viandanti di passaggio
nel vostro lungo cammino, il caffè chiedetelo forte al barista, chiedetelo
schietto e come si faceva una volta…senza tante pippe (licenza poetica bolognese).
Stay Rock’n’Roll!!!

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Il Riff del Lunedì: Kasabian – Goodbye Kiss

Se amate la Gran Bretagna e la Union Jack vi fa venire i brividi lungo la schiena quando la vedete stampata sulle T-shirt o sulle Coffee Mugs siete arrivati giusti.
Se il rock inglese vi fa fare i sogni più belli della musica in cui viviamo da 40 anni, se il Natale ve lo immaginate fasciati stretti in un Barbour scolorito che puzza di impregnante a camminare sotto il London Bridge o nella vecchia cara Oldham Street di Manchester allora, loro sono quelli giusti.
Nascono al Liceo di Leicester nel lontano 1997 con line-up voce-chitarra-basso a cui si aggiunge nel 2005 la batteria. Anni sommersi nella nebbia e fuliggine inglese, annegati in pub con fiumi di birra e qualche rissa all’esterno, poi nel 2004 esce l’album omonimo e l’Isola Grande si accorge di loro, arrabbiati, rivoluzionari e dal piglio militante.
Kasabian= parola armena che significa “macellaio”. E loro macellano, macellano il rock
inglese mischiandolo con psichedelia, elettornica e synth.
Frullano in dieci anni un po’ di tutto arrivando a hip hop e anche rap, non si danno limiti nella sperimentazione questi 4 ragazzi, che continuano per 10 anni a cercare vie diverse e sono l’esempio vivente che la musica non ha confini, nonostante le etichette
che tenitamo di affibiarle….nonostante la sperimentazione i fari che illuminano la via dei Kasabian sono i padri del rock britannico: Dai beatles ai Rolling Stones, passando per Primal Scream e Stone Roses.
Rapporto difficile con la critica che hanno sempre attaccato e da cui sono sempre stati
presi di mira, ma loro….chissene, e hanno proseguito per la loro strada. Un po’ alla Oasis per dire…..
Questo pezzo è una bellissima lettera d’addio ad un amore consumato, vissuto e poi finito. Un ultimo bacio d’addio da pelle d’oca, una disamina dolce e spietata sulla relazione appena finita e, a dir poi la verità, anche con una melodia abbastanza Natalizia, per questo l’ho scelta per agurarvi un Buonissimo Natale (sempre Rock s’intende eh ;-)).
2 quarti di rullante e cassa con il charleston cadenzato per partire nel più classico dei
ritmi d’oltremanica, a seguire il ruffianissimo giro di synth e la chitarra d’accompagnamento che stende velluto sotto ai piedi del nostro Tom che dietro al microfono comincia, malinconico e leggermente acido, a raccontarci la storia dello strazio della fine di una bellissima storia d’amore. Amen, tutti seduti, ad ascoltare col naso all’insù questa bella ballata impreziosita dagli archi e dal cimbalo che ne fanno tanto “Canzone di Natale”.
“Doomed from the start
We met with a goodbye kiss, I broke my wrist
It all kicked off, I had no choice”
Predestinati sin dall’inizio, si sa, l’amore non si sceglie. Nessuna scelta, sapevamo come
sarebbe andata: Ci siamo incontrati con un bacio d’addio.
In 3 versi la potenza di una storia d’amore sconvolgente che non si può fermare, ma che il destino ha già segnato.
“Running wild (We were never meant to be happy)
Giving it everyone, now that’s all done
‘Cause we burnt out (the meaning’s out)”
Abbiamo corso in modo selvaggio ma non siamo mai stati insieme per essere felici,
ci siamo bruciati, è così che si vive un amore. Su le mani!
Accendete l’albero di natale, mettete su sto pezzo nello stereo, abbassate le luci, abbracciate la persona che amate, ascoltatela insieme, assorbite parole e testo per non
dimenticarvi mai cosa significa Amare.
Io vi auguro un Natale Rockissimo, vi ringrazio per stare ancora a sopportare la mia passione per la musica e vi dò appuntamento al prossimo Lunedì! Con la pancia un po’
più piena, con un altro Natale da archiviare e un’altro Riff da ascoltare!
Stay Rock Guys!

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Il Riff del Lunedì: The National – Mistaken For Strangers

Ok, a sto giro non so se sarò imparziale e obiettivo….sono uno dei miei gruppi preferiti, comunque: originari dell’Ohio, si formano a Brooklyn e ben presto trasudano mood della Grande Mela da tutti i pori.
Agli inizi suonano la domenica sera al Luna Lounge e durante la settimana lavorano….  gavetta e via!
Formazione incredibile in cui militano 2 coppie di gemelli, polistrumentisti, che si
scambiano tra chitarre e piano, a parte ovviamente la batteria, e qui veniamo al bello:
assolutamente una delle migliori sezioni ritmiche degli ultimi tempi guidata da Mr. Bryan Devendorf dietro i tamburi, che a vederlo sembra Gesù Cristo, ma vi assicuro che a sentirlo suonare il paradiso è vicino…
Dietro al microfono invece ci sta un Baritono, si avete capito bene: uno che, se la piglia
bassa, vi fa tremare il lampadario in casa e vi rompe i bicchieri nella credenza: Ladies and Gentlemen via con gli apllausi per Mr. Matt Berninger. La voce più profonda degli
States.
Unici nel tipo di suono, eclettici e schivi, fanno la Loro Musica. E si sente.
Pescano dal laghetto dell’alt-country e dal mare del pop-rock, navigano su acque
cupe e dense e riescono sempre a sorprendere a patto che siate pronti a farvi sorprendere.
Uno che si è fatto sorprendere da loro è un certo signor Barack Obama che li ha eletti tra i suoi gruppi preferiti e ne ha fatto la colonna sonora di un suo video per le presidenziali del 2008!
Influenzati dalla parte più cupa e nobile del rock dai Depeche Mode ai Joy Division
passando per Nick Cave e Wilco.
Si parte con il riff sghembo e industrial-rock di chitarra per lasciare poi il campo alla batteria impetuosa di Bryan a far da padrone, il basso onnipresente che sorregge la struttura ritmica e finalmente l’ingresso del Vocione di Matt che “spacca” il pezzo e
urla a pieni polmoni:
“You get mistaken for strangers by your own friends
When you pass them at night under the silvery, silvery Citibank lights”
Sei uno sconosciuto per i tuoi stessi amici quando di notte passi sotto le luci
argentate della Banca.
La denuncia alla vita dei tempi di oggi è diretta e cruda, dove ci si autoincensa, si pensa solo alla carriera personale, si lasciano da parte le amicizie e i rapporti personali.
Soldi, solo Soldi e successo:
“Showered and blue-blazered
Fill yourself with quarters”
Schiavi del denaro, dimenticati di qualsiasi giovinezza e spensieratezza siamo rovinati
dal business e dalla posizione sociale.
Tuono e fulmine il j’accuse della band a scardinare le convenzioni sociali dell’america
per bene, oltre ad essere un pezzo musicalmente straordinario, il testo abbraccia uno dei temi più caldi del mondo moderno occidentale.
Allora stasera, mentre andate al bar per il vostro aperitivo, togliete la corazza, la giacca,
la cravatta e la fame di successo e soldini che un po’ tutti abbiamo, sorridete al barista,
chiedetegli un bel calice di rosso e fate 2 chiacchiere con lui. Magari dopo tutto questo
tempo scoprite pure che è simpatico!!!
Alzate il volume, accendete il cervello, aprite le orecchie e riflettete sulle parole del testo…vi farà bene di sicuro!!
Stay Strong!

E qui la playlist del Riff del Lunedì…..che si riempirà tutti….I Lunedì!